martedì 19 agosto 2014

La tecnica della solarizzazione in agricoltura biologica e convenzionale

Uno dei rimedi biologici per “sanificare” un terreno  è la solarizzazione. Questa tecnica "pastorizza" e non sterilizza il terreno, in quanto non uccide tutti gli organismi presenti nel suolo, non crea il temibile "vuoto biologico".

La solarizzazione consiste nel sottoporre il terreno, opportunamente lavorato, bagnato e pacciamato con film plastico trasparente, all'azione benefica della radiazione solare per un cospicuo numero di giorni nella stagione calda. L'innalzamento termico nel terreno dovuto all''effetto serra è responsabile di una serie di fenomeni positivi per le coltivazioni successive.
La solarizzazione è un'agrotecnica economica e di facile esecuzione utilizzabile però nei paesi caldi (sud della Spagna e sud Italia, Israele, Grecia, ecc.). La riuscita del trattamento dipende oltre che dalle temperature raggiunte dal terreno anche dall'attenta esecuzione di tutte le fasi che lo compongono.
La preparazione del terreno consiste nella lavorazione dei primi 30 cm di profondità del suolo, alla quale deve seguire la sistemazione del fondo come se si dovesse già provvedere alla semina o trapianto della coltura. Il terreno deve essere contemporaneamente irrigato abbondantemente per consentire la trasmissione del calore dagli strati più superficiali a quelli più profondi e per stimolare le attività vitali di organi di resistenza di funghi, parassiti animali e semi di piante infestanti, rendendoli così più vulnerabili. Dopo l'intervento irriguo e la lavorazione il terreno va subito coperto con film plastico trasparente da 0,03 a 0,05 mm di spessore, cercando di far aderire quanto più possibile il film al terreno ed interrando i bordi con cura, specialmente quando si opera in pieno campo. Per ottenere risultati apprezzabili la copertura deve essere tenuta per almeno 30-45 giorni nella stagione di massima insolazione (giugno - luglio). 
Mortalità di patogeni in funzione delle temperature
Patogeno 
Ambiente prova 
Mortalità 
Tempo x T (°C) 
Fonte bibliog. 
Sclerotinia sclerotiorum (sclerozi) 
Laboratorio
LDL 90
9 gg a 35
84 h a 40
Cartia e Asero, 1994
Verticillium dahliae (sclerozi) 
Campo
Profondità 30 cm
LDL 90
15 gg a 37
8 gg a 38,5
15 h a 42
Pullmann et al., 1981
Fusarium oxysporum f.sp melonis 
(terreno inoculato) 
Campo
Profondità 25 cm
ED 50 
86 h a 40 
7 h a 42 
Tamietti et al., 2005
ED90
524 h a 40
282 h a 42
Fusarium oxysporum f.sp. radicis-lycopersici 
 (tessuti infetti) 
Serra coperta con ETFE + EVA 
Profondità 30 cm
98.5 %
214 h 37<T<40
+ 40 h T>40
Polizzi et al., 2003
Meloidogyne spp. (forme libere - uova) 
Campo
LDL 90
alcune ore a 45
Greco e Di Vito, 2003
Campo
Inattivazione uova
10-20 min a 48-53
Gokte et Mauthur, 1995

  Infestanti suscettibili o moderatamente suscettibili alla solarizzazione
Invernali
Estive
Perennanti
Anagallis cerulea
Abutilon theophrasti
Convolvulus arvensis
Avena fatua
Amaranthus spp.
Cynodon dactylon
Capsella bursa-pastoris
Chenopodium spp.
Equisetum spp.
Hordeum leporinum
Cyperus spp.
Plantago spp.
Lactuga seriola
Datura stramonium
Sorghum halepense
Lamium amplexicaule
Digitaria sanguinalis

Mercurialis annua
Echinochloa crus-galli

Phalaris brachistachis
Eleusine indica

Phalaris paradoxa
Orobanche spp.

Raphanus raphanistrum
Polygonum persicaria

Senecio vulgaris
Portulaca oleracea (ai bordi della serra si sviluppa lo stesso)

Sinapis arvensis
Setaria glauca

Sinapis arvensis
Solanum nigrum

Sonchus oleraceus


Stellaria media


Urtica urens





Il terreno si solarizza seguendo queste operazioni:
1. Interramento residui colturali, paglia (100 q.li/ha) e/o concimi organici
2. Lavorazione terreno (almeno 30 cm), sminuzzamento zolle, livellamento
3. Bagnatura del terreno fino alla capacità di campo (acqua che tende a ristagnare)
4. Copertura terreno con film plastico trasparente (da 0,03 a 0,05 mm) bloccato sui margini
5. Durata del trattamento in funzione del tempo disponibile in azienda e della latitudine  varia da 30 a 45 giorni
6. Rimozione telo plastico, eventuale lavorazione superficiale per rompere eventuali croste del suolo. Da evitare lavorazioni profonde.


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