venerdì 10 luglio 2015

SINTONIA STP: Piante ornamentali in serra: il controllodella lum...

SINTONIA STP: Piante ornamentali in serra: il controllodella lum...: Piante ornamentali in serra: il controllo della luminosità e delle ore di luce La luce rappresenta un fattore fondamentale per la cresci...

Controllo luminosità in serra

Piante ornamentali in serra: il controllo della luminosità e delle ore di luce

La luce rappresenta un fattore fondamentale per la crescita delle piante.  Può divenire in alcune condizioni fattore limitante (periodo invernale). E' opportuno effettuare una distinzione tra le specie ombrofile o sciafile che sono in grado di vegetare anche in condizioni luminosità che si aggira intorno ai 10.000 lux , e le specie eliofile che prediligono condizioni superiori a 30.000 lux. Al primo gruppo appartengono le specie tropicali di sottobosco come gli Anthurium e le piante verdi,  al secondo gruppo invece appartengono tutte le specie mediterranee incluse le rose recise.
In molti casi la luminosità influenza l’induzione a fiore come avviene per la Sundaville che per fiorire ha bisogno di una luminosità superiore ai 25.000 lux .
Sempre parlando di luce bisogna considerare anche la quantità di luce che investe le piante, in periodi dell'anno in cui la luce è eccessiva rispetto ai fabbisogni della pianta: è necessario ridurre l'irradiazione con l'ausilio di sistemi a più o meno alta tecnologia applicata, che vanno dai materiali fotosensibili alle reti ombreggianti schermanti alla banalissima calce di copertura su materiale plastico.
Per determinate piante in vaso assume un ruolo importante anche il fotoperiodo come le Begonie, Stelle di natale, Crisantemi: in tal caso bisogna disporre di impianti che simulano il giorno o la notte per ottenere fioriture in periodi differenti rispetto al loro normale ciclo di fioritura.

Per determinate specie per incrementare la produttività durante il periodo invernale e primaverile, come la rosa recisa in determinati ambienti si utilizzano le lampade a foto assimilazione di potenza variabile da assicurare una luminosità in serra da 6000 fino a 18000 lux. Di solito la presenza dell’impianto di foto assimilazione è giustificata economicamente nelle aree ubicate in latitudini caratterizzate da bassi livelli di luminosità (Nord Europa)  o nei nostri ambienti, laddove il costo dell’energia è basso (inferiore a 0,15 Euro/kw/h) .

lunedì 25 maggio 2015

L'Informatore Agrario nel n.11, ha pubblicato 2 articoli tecnici sul pomodoro, scritti da Sintonia.


Sintonia pubblica 2 articoli sull'Informatore Agrario n. 11





Speciale


Pomodoro da mensa
Pomodoro da mensaPomodoro da mensa: le tipologie più strategiche
Il pomodoro da mensa italiano è un’eccellenza riconosciuta in tutto il mondo, ma il mercato e la concorrenza estera lo penalizzano.Per vincere la sfida è essenziale orientare le produzioni verso standard di qualità superiore. Quindi la scelta delle tipologie più richieste così come la massima sensibilità verso la sostenibilità delle produzioni sono le strategie da mettere in campo.

- Pomodori «piccoli»: sempre più varietà disponibili
di G. Nicotra
- Difesa del pomodoro da mensa: come tutelare gli insetti utili
di M.V. Del Grosso

domenica 12 aprile 2015

Anthurium in serra per la produzione di fiori recisi: condizioni ideali di accrescimento

L’anthurium è una pianta da semi ombreggiamento. Nelle naturali condizioni di crescita è protetta dalla copertura fogliare di alberi ed arbusti. La soglia di ombreggiamento può differire a seconda della varietà. 
Il problema più delicato resta comunque la temperatura delle foglie; essa può aumentare drasticamente, specialmente in caso di soleggiamento diretto, arrivando a 10 °C sopra la temperatura dell’aria. Se la T delle foglie è troppo alta, ne derivano scottature sulle stesse e rallentamenti dell' accrescimento. Grazie alle tecniche di deviazione di parte della luce, la radiazione luminosa può essere limitata sulle foglie. In tal modo la temperatura fogliare si manterrà a livelli accettabili. Nei climi moderati come il nostro la luce in inverno è il principale fattore che limita l’accrescimento delle piante. Le serre infatti devono essere progettate in maniera da far penetrare un determinato quantitativo massimo di luce anche grazie ad un’altezza adeguata.
Serre ampie favoriscono maggiore stabilità nel clima. Più ampio è lo spazio, più grande è la capacità di tamponamento sui volumi d’aria nella fluttuazione dei valori di temperatura ed umidità, per esempio.
Per quanto concerne il clima ideale da mantenere in serra, è bene che le  temperature non siano inferiori ai 15ºC e superiori ai 30ºC.
Temperature notturne intorno 15°C potrebbero causare danni diretti alle piante, ma anche avere effetti negativi sulla produttività dell’impianto. La stessa cosa potrebbe accadere per le temperature massime, ossia superiori a 30°C. Nel caso di temperature alte fino a 30°C, la produzione potrebbe essere mantenuta a livelli ottimali impiegando un livello di umidità relativa (U.R.) altrettanto alta, superiore all’80%. 
Per un appropriato livello di crescita è necessario tenere sempre una temperatura media compresa tra i 20°C-24°C.
Se l’umidità relativa  è eccessivamente bassa, la fotosintesi risulterà ridotta. Se, al
contrario, l’umidità è eccessivamente alta, aumenta il rischio di problemi dovuti alle muffe.
Tuttavia, tali problemi sono poco frequenti.  L’umidità relativa deve essere sempre tra il 60 e 80%. Nel caso in cui sia troppo bassa – e, inoltre, la temperatura elevata – bisogna ricorrere all’ attivazione del fog-sistem, con ugelli ad alta pressione montati nelle aree superiori della serra.
Per assicurare una temperatura costante e una corretta circolazione dell’aria, il punto più basso della struttura dovrebbe trovarsi ad un’altezza tra 3 e i 4 metri al di sopra delle piante.
L’intensità luminosa più adeguata per l’Anthurium andreanum a livello delle piante si trova tra 18.000-25.000 lux (250-300 Watt). Quando l’intensità luminosa è eccessiva è possibile che le foglie e i fiori acquisiscano un colore pallido. D’altro canto, un’intensità luminosa insufficiente comporta un allungamento e un impoverimento della qualità delle piante, che si unisce a una scarsa produzione di fiori. Nel giorni assolati e con una radiazione massima di 1.400 Watt/m2, la coltura ha bisogno di una percentuale d’ombra pari all’ 80%, che può essere ottenuta mediante l’uso di calce  in aggiunta agli  schermi di protezione. 

domenica 29 marzo 2015

Condizioni termo-igrometriche idonee allo sviluppo della Rosa per produzione di fiori recisi

La temperatura minima biologica in corrispondenza della quale si arresta la crescita, si trova ad 8°C-10 °C, mentre le temperature ottimali risultano 15°C-16°C nella notte e 21°C-24° C di giorno: in quest’ultimo caso il primo valore si riferisce a cielo coperto ed il secondo valore a cielo sereno. Temperature notturne inferiori a 15°C durante la notte rallentano la crescita ed aumentano la percentuale di steli ciechi; solo alcune varietà tollerano temperature notturne di 13°C.  Proprio con queste varietà è possibile applicare la tecnica delle basse temperature: le temperature notturne vengono mantenute tra 8°C e 14° C, seguendo un regime decrescente dal germogliamento alla fioritura. Si inizia cioè con 13°C-14°C dopo la potatura per scendere a 8°C dopo la formazione del bottone fiorale e fino alla raccolta. È importante non scendere sotto gli 8 °C e mantenere sempre 16°C-18°C durante il giorno. Questa tecnica dà buoni risultati quando si effettua la coltura con riposo estivo od invernale e potatura ad epoche fisse. Nel caso invece di produzione continua con la presenza di molti stadi vegetativi, la tecnica delle basse temperature non è applicabile. Temperature notturne più elevate di quelle ottimali non incrementano né la produzione né la qualità dei fiori recisi. Le temperature del giorno possono essere innalzate con esiti positivi fino a 27°C -29°C solo in caso di concimazione carbonica. (1200-2000 ppm).
La rosa richiede elevati livelli di U.R., soprattutto al momento della ripresa vegetativa e durante le prime fasi della crescita (80-85%), per questo sono utili frequenti spruzzature sulle foglie.
Il ritmo di produzione degli steli fiorali risulta strettamente correlato con l’intensità luminosa, cioè cresce in primavera e decresce in autunno. La qualità dei fiori prodotta durante i mesi estivi è peggiore a causa delle elevate temperature che eccedono i valori ottimali; ad esempio al di sopra dei 30°C risulta inibita la pigmentazione dei petali.

Per migliorare la qualità dei fiori durante i mesi estivi è utile ricorrere ai cooling system, che consente di abbassare le temperature a valori ottimali insieme all’opportuno ombreggiamento delle strutture, che si deve avere cura di eliminare in autunno.

venerdì 20 marzo 2015

Principi di tecnica idroponica a ciclo chiuso





Nei sistemi a ciclo chiuso, la soluzione drenata viene raccolta e rimessa in circolo dopo un aggiustamento del pH e della concentrazione dei nutrienti (sulla base dell’EC).

Un riutilizzo totale dell'acqua di drenaggio nei sistemi chiusi è possibile solo quando la concentrazione degli ioni nell’acqua di irrigazione è simile o inferiore alla concentrazione di assorbimento, data dal rapporto tra i nutrienti assorbiti e l'acqua assorbita dalla coltura.
La gestione della soluzione nutritiva nel ciclo chiuso varia in funzione della pressione presente all’interno dell’impianto.
Nei sistemi chiusi, la soluzione di drenaggio è recuperata e ridistribuita alla coltura dopo un opportuno aggiustamento del pH e della conducibilità elettrica (EC), ed eventualmente dopo essere stata disinfettata.
Le componenti più rilevanti per un sistema a ciclo chiuso sono:
il fertirrigatore che, sulla base della misura in linea del pH e dell’EC, prepara la soluzione nutritiva e la distribuisce alla coltura sulla base di un regime irriguo definito a priori (mediante un timer) oppure sulla stima dell’evapotraspirazione della coltura (usando, ad esempio, un solarimetro);
i contalitri: questi sono posti, a valle e a monte della coltura, per stimare dal rapporto dei valori registrati la percentuale di drenaggio; un altro rileva il consumo effettivo di acqua della coltura;
un sistema di valvole per la miscelazione, controllata dal fertirrigatore,  dell’acqua irrigua ‘fresca’ e della soluzione di recupero; per l’attivazione dell’irrigazione; eventualmente, per lo scarico del drenato raccolto quando il valore di EC è troppo alto;
le sonde di pH e EC nella vasca di recupero del drenato;
(eventualmente) l’impianto di disinfezione e la vasca di stoccaggio dell’acqua così trattata.
La gestione dei sistemi chiusi è particolarmente difficile quando l’acqua irrigua è di scarsa qualità (salina); valori di EC e/o della concentrazione di cloruro di sodio (NaCl) superiori, rispettivamente,a 1,0-1,2 mS/cm e 4-5 mmoli/L sembrano già eccessivi per pensare di realizzare una coltura a ciclo chiuso sensu strictu di specie ornamentali, notoriamente poco resistenti alla salinità (tranne poche eccezioni). In queste condizioni, le piante possono andare incontro a condizioni di stress a causa del progressivo aumento di EC legato all’ accumulo di ioni come sodio, cloruro, solfato, e boro o qualche altro microelemento presente nell’ acqua irrigua.
I cambiamenti nella EC e nella composizione della soluzione nutritiva avvengono perché la coltura non assorbe l’acqua e gli ioni con lo stesso rapporto con cui essi sono combinati nell’ acqua irrigua e nella soluzione erogata alle piante; cioè, perché la così detta concentrazione (apparente) di assorbimento (CA) è diversa (di solito, inferiore) da quella della soluzione nutritiva.

Così, quando l’acqua irrigua non è particolarmente buona, la soluzione nutritiva è rimessa in circolo fin quando la sua composizione e la EC rimangono nei limiti considerati ottimali per una determinata specie.