mercoledì 11 febbraio 2015

Il Parlamento Europeo chiede alla Commissione di porre fine alle pratiche private della GDO di restrizione nell'uso degli agrofarmaci

Una risoluzione del Parlamento Europeo, al punto 17, chiede alla Commissione:
"Il Parlamento Europeo ritiene che le norme private relative ai residui di antiparassitari adottate da molte catene di distribuzione di grandi dimensioni siano anticoncorrenziali e penalizzanti per i produttori del settore ortofrutticolo; chiede alla Commissione di porre fine a tali pratiche, in considerazione del fatto che i livelli di residui di antiparassitari ammessi in base alla legislazione dell'Unione forniscono una tutela adeguata della salute dei consumatori e dei produttori.".


Anche il Parlamento Europeo interviene su questa tematica. Limitare il numero di residui utilizzabili da parte della GDO (soprattutto estera) non permette all'agricoltore di alternare i principi attivi con diverso meccanismo di azione, uno dei principi base della lotta integrata, ciò comporta inevitabilemente fenomeni di resistenza da parte di funghi ed insetti alle poche molecole utilizzate.


Ricordiamo che la stessa CE nel punto 7 dell’Allegato III della Dir. 2009/128 sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, ovvero la Direttiva sulla istituzione del PAN, recita: “ove il rischio di resistenza a una misura fitosanitaria sia conosciuto e il livello di organismi nocivi richieda trattamenti ripetuti di pesticidi sulla coltura, le strategie antiresistenza disponibili dovrebbero essere messe in atto per mantenere l’efficacia dei prodotti. Ciò può includere l’utilizzo di diversi pesticidi con diversi modi di azione”.





domenica 28 dicembre 2014

Dal 1° gennaio entra in vigore il nuovo Reg. UE 752/2014.

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32014R0752

Tale Regolamento stravolgerà le tecniche di difesa integrata di alcuni ortofrutticoli permettendo l'uso o meno di alcuni agrofarmaci.

Il Reg. è diviso in due parti: la prima (A) elenca i prodotti di origine vegetale (e animale) a cui si applicano gli LMR, nella seconda parte (B) elenca gli altri prodotti legati ai prodotti della parte A.

Esempio:
Parte A
Prodotti baby leaf (qualsiasi prodotto raccolto fino allo stadio di ottava foglia vera)
Parte B
Bietole da foglia e da costa
Scarole a foglie larghe
Senape indiana
Lattughe
Spinaci
Altre specie raccolte allo stadio di foglie giovani


Per la prima volta avremo casi in cui pur se una specie è riportata in etichetta (es. spinacio), se raccolta prima delle 8 foglie sarà necessaria un'altra registrazione specifica.

Attenti alle etichette quindi!!!





venerdì 28 novembre 2014

Sintonia ha pubblicato due nuovi articoli tecnici sull'Informatore Agrario n. 42 e 43

Rientra l'emergenza Tuta, ma servono nuove soluzioni.


Difesa di melone e anguria: come rispettare gli insetti utili.

http://www.informatoreagrario.it/ita/Riviste/Infoagri/14Ia43/sommario.asp

mercoledì 12 novembre 2014

Il controllo della peronospora su rucola in coltura protetta

La Peronospora è la malattia fungina chiave nella rucola. Rappresenta il principale problema soprattutto nei periodi piovosi come il mese di novembre.
Il trattamento con un agrofarmaco deve essere l'ultima soluzione da adottare per il controllo della peronospora su rucola.
Prima di tutto si dobbiamo utilizzare altre tecniche:
diradare la semina--> agevoliamo così la ventilazione
trattare ed irrigare la mattina--> permettiamo alla foglia di asciugarsi prima del tramonto
serre alte e corte--> favoriamo la ventilazione
gestione oculata dell'irrigazione--> la rucola ha una radice fittonante, ovvero vuole poca acqua. Quando si nota un leggero ingiallimento della foglia, è dovuto ad eccesso di acqua! non certo a (pseudo) carenze nutritive. La rucola è abituata a crescere sui muri (Diplotaxis muralis), dove di acqua ne arriva poca.

In condizioni di forte umidità ambientale si possono effettuare trattamenti con prodotti registrati quali: fosetyl Al, fosetyl Al + fenamidone, mandipropanid, metalaxyl+rame, propamocarb+fosetyl.

Il più efficace, data anche la sua alta sistemia, il basso rischio di resistenza (FRAC code 33 - Low risk) ed eminentemente preventivo è il Fosetyl Al. Da poco registrato su rucola come molecola singola, in precedenza registrato solo insieme al propamocarb.

domenica 19 ottobre 2014

L'Informatore Agrario, nel numero 36 di ottobre, ha pubblicato un articolo sulla problematica dei residui di bromuri negli ortaggi, scritto da Sintonia.
http://www.informatoreagrario.it/ita/Riviste/Infoagri/14Ia36/sommario.asp

Si riporta l'incipit:

Il bromuro di metile è stato utilizzato per decenni nei terreni per combattere il problema della cosiddetta “stanchezza del terreno”. Tale “patologia” sorge inevitabile nei suoli in coltura protetta dove dati i tempi veloci, gli elevati investimenti, la specializzazione delle macchine, le strutture serricole ovviamente fisse, le richieste dei mercati, sono difficilmente attuabili le rotazioni e/o i sovesci i più forti baluardi contro la stanchezza del terreno.
Il termine “stanchezza del terreno” è impiegato nel lessico agrario per indicare una condizione di progressiva inospitalità del suolo alla reiterazione di una singola coltura (reimpianto). Ne deriva un declino dello sviluppo e delle produzioni che resta limitato alla specie in oggetto, e influenza meno o non interessa affatto specie diverse soprattutto se botanicamente lontane. La stanchezza deriva dalla sommatoria di due fattori principali:
-presenza di metaboliti tossici nel suolo derivanti dalla degradazione microbica dei residui vegetali
-perdita di humus e conseguente riduzione della soppressività naturale verso i patogeni.

La risoluzione a questo “male” è stato fino al 2008 il bromuro di metile (CH3Br), il quale azzerava la flora e la fauna presente nel terreno (creando il noto “vuoto biologico”) e permetteva di ricoltivare sempre la stessa coltura negli anni. (ci sono stati terreni in Italia dove, grazie al bromuro di metile, per più di vent’anni si è coltivato sempre e solo fragola con buoni se non ottimi risultati agronomici).
L’uso del bromuro di metile non è più consentito nei terreni dal 1° gennaio 2008, in ottemperanza a quanto stabilito dal protocollo di Montreal, relativo alle sostanze lesive per la fascia di ozono stratosferico, ratificato dall'Italia il 16 dicembre 1988 che ha sottoposto il bromuro di metile, come altre sostanze attive, a rigide limitazioni di utilizzo.


Purtroppo il bromuro di metile lascia ancora tracce nei nostri terreni in termini di ione bromo (Br-) anche detto bromuro (bromide in inglese). Ancora oggi dopo più di 6 anni di non utilizzo, alcuni terreni, trattati con CH3Br, presentano lo ione Br- come contaminante e di conseguenza lo ritroviamo anche negli ortaggi, soprattutto a foglia, coltivati su di essi.



sabato 4 ottobre 2014

Segnalata la presenza su uva da tavola, in Puglia e in Basilicata, di Spodoptera Littoralis

È stata segnalata la presenza su vite da tavola del nottuide Spodoptera Littoralis (Boisduval) in Puglia e in Basilicata.
L’attacco in queste zone era stato già segnalato nel 2003 e nel 2006 (Sannino L. 2006). La Spodoptera è un insetto molto polifago, capace di passare indifferentemente da una pianta all’altra, anche acquatica. Gli attacchi su vite da tavola consistono in rosure a tutti gli organi epigei della pianta: foglie, radici, tralci e frutti.
Le segnalazioni riguardano danni in fase di maturazione su varietà tardive (sett.-ott.), con rilievo di larve agli ultimi stadi di maturazione. In particolare sono state osservate erosioni e perforazioni su acini maturi; la percentuale del danno è arrivata in alcuni casi fino al 10%.
Gli insetticidi usati per la lotta alla Lobesia B. sono attivi anche per questo insetto. Le cause dell’attacco non sono molto chiare, ma è probabile che siano da addebitare all’anomalo andamento climatico registrato in questa campagna viticola 2014 ed ad una interruzione precoce della lotta alla tignola nei lotti interessati agli attacchi di Spodoptera.
Annamaria Fanelli
Sannino et al. 2006. Attacchi di Spodoptera littoralis (Boisduval) alla vite in Puglia e Basilicata. Informatore Fitopatologico 1/2006: 48 - 50.