domenica 28 dicembre 2014

Dal 1° gennaio entra in vigore il nuovo Reg. UE 752/2014.

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32014R0752

Tale Regolamento stravolgerà le tecniche di difesa integrata di alcuni ortofrutticoli permettendo l'uso o meno di alcuni agrofarmaci.

Il Reg. è diviso in due parti: la prima (A) elenca i prodotti di origine vegetale (e animale) a cui si applicano gli LMR, nella seconda parte (B) elenca gli altri prodotti legati ai prodotti della parte A.

Esempio:
Parte A
Prodotti baby leaf (qualsiasi prodotto raccolto fino allo stadio di ottava foglia vera)
Parte B
Bietole da foglia e da costa
Scarole a foglie larghe
Senape indiana
Lattughe
Spinaci
Altre specie raccolte allo stadio di foglie giovani


Per la prima volta avremo casi in cui pur se una specie è riportata in etichetta (es. spinacio), se raccolta prima delle 8 foglie sarà necessaria un'altra registrazione specifica.

Attenti alle etichette quindi!!!





venerdì 28 novembre 2014

Sintonia ha pubblicato due nuovi articoli tecnici sull'Informatore Agrario n. 42 e 43

Rientra l'emergenza Tuta, ma servono nuove soluzioni.


Difesa di melone e anguria: come rispettare gli insetti utili.

http://www.informatoreagrario.it/ita/Riviste/Infoagri/14Ia43/sommario.asp

mercoledì 12 novembre 2014

Il controllo della peronospora su rucola in coltura protetta

La Peronospora è la malattia fungina chiave nella rucola. Rappresenta il principale problema soprattutto nei periodi piovosi come il mese di novembre.
Il trattamento con un agrofarmaco deve essere l'ultima soluzione da adottare per il controllo della peronospora su rucola.
Prima di tutto si dobbiamo utilizzare altre tecniche:
diradare la semina--> agevoliamo così la ventilazione
trattare ed irrigare la mattina--> permettiamo alla foglia di asciugarsi prima del tramonto
serre alte e corte--> favoriamo la ventilazione
gestione oculata dell'irrigazione--> la rucola ha una radice fittonante, ovvero vuole poca acqua. Quando si nota un leggero ingiallimento della foglia, è dovuto ad eccesso di acqua! non certo a (pseudo) carenze nutritive. La rucola è abituata a crescere sui muri (Diplotaxis muralis), dove di acqua ne arriva poca.

In condizioni di forte umidità ambientale si possono effettuare trattamenti con prodotti registrati quali: fosetyl Al, fosetyl Al + fenamidone, mandipropanid, metalaxyl+rame, propamocarb+fosetyl.

Il più efficace, data anche la sua alta sistemia, il basso rischio di resistenza (FRAC code 33 - Low risk) ed eminentemente preventivo è il Fosetyl Al. Da poco registrato su rucola come molecola singola, in precedenza registrato solo insieme al propamocarb.

domenica 19 ottobre 2014

L'Informatore Agrario, nel numero 36 di ottobre, ha pubblicato un articolo sulla problematica dei residui di bromuri negli ortaggi, scritto da Sintonia.
http://www.informatoreagrario.it/ita/Riviste/Infoagri/14Ia36/sommario.asp

Si riporta l'incipit:

Il bromuro di metile è stato utilizzato per decenni nei terreni per combattere il problema della cosiddetta “stanchezza del terreno”. Tale “patologia” sorge inevitabile nei suoli in coltura protetta dove dati i tempi veloci, gli elevati investimenti, la specializzazione delle macchine, le strutture serricole ovviamente fisse, le richieste dei mercati, sono difficilmente attuabili le rotazioni e/o i sovesci i più forti baluardi contro la stanchezza del terreno.
Il termine “stanchezza del terreno” è impiegato nel lessico agrario per indicare una condizione di progressiva inospitalità del suolo alla reiterazione di una singola coltura (reimpianto). Ne deriva un declino dello sviluppo e delle produzioni che resta limitato alla specie in oggetto, e influenza meno o non interessa affatto specie diverse soprattutto se botanicamente lontane. La stanchezza deriva dalla sommatoria di due fattori principali:
-presenza di metaboliti tossici nel suolo derivanti dalla degradazione microbica dei residui vegetali
-perdita di humus e conseguente riduzione della soppressività naturale verso i patogeni.

La risoluzione a questo “male” è stato fino al 2008 il bromuro di metile (CH3Br), il quale azzerava la flora e la fauna presente nel terreno (creando il noto “vuoto biologico”) e permetteva di ricoltivare sempre la stessa coltura negli anni. (ci sono stati terreni in Italia dove, grazie al bromuro di metile, per più di vent’anni si è coltivato sempre e solo fragola con buoni se non ottimi risultati agronomici).
L’uso del bromuro di metile non è più consentito nei terreni dal 1° gennaio 2008, in ottemperanza a quanto stabilito dal protocollo di Montreal, relativo alle sostanze lesive per la fascia di ozono stratosferico, ratificato dall'Italia il 16 dicembre 1988 che ha sottoposto il bromuro di metile, come altre sostanze attive, a rigide limitazioni di utilizzo.


Purtroppo il bromuro di metile lascia ancora tracce nei nostri terreni in termini di ione bromo (Br-) anche detto bromuro (bromide in inglese). Ancora oggi dopo più di 6 anni di non utilizzo, alcuni terreni, trattati con CH3Br, presentano lo ione Br- come contaminante e di conseguenza lo ritroviamo anche negli ortaggi, soprattutto a foglia, coltivati su di essi.



sabato 4 ottobre 2014

Segnalata la presenza su uva da tavola, in Puglia e in Basilicata, di Spodoptera Littoralis

È stata segnalata la presenza su vite da tavola del nottuide Spodoptera Littoralis (Boisduval) in Puglia e in Basilicata.
L’attacco in queste zone era stato già segnalato nel 2003 e nel 2006 (Sannino L. 2006). La Spodoptera è un insetto molto polifago, capace di passare indifferentemente da una pianta all’altra, anche acquatica. Gli attacchi su vite da tavola consistono in rosure a tutti gli organi epigei della pianta: foglie, radici, tralci e frutti.
Le segnalazioni riguardano danni in fase di maturazione su varietà tardive (sett.-ott.), con rilievo di larve agli ultimi stadi di maturazione. In particolare sono state osservate erosioni e perforazioni su acini maturi; la percentuale del danno è arrivata in alcuni casi fino al 10%.
Gli insetticidi usati per la lotta alla Lobesia B. sono attivi anche per questo insetto. Le cause dell’attacco non sono molto chiare, ma è probabile che siano da addebitare all’anomalo andamento climatico registrato in questa campagna viticola 2014 ed ad una interruzione precoce della lotta alla tignola nei lotti interessati agli attacchi di Spodoptera.
Annamaria Fanelli
Sannino et al. 2006. Attacchi di Spodoptera littoralis (Boisduval) alla vite in Puglia e Basilicata. Informatore Fitopatologico 1/2006: 48 - 50.







mercoledì 10 settembre 2014

Analisi della produzione di uva da tavola in Italia

Sul sito di freshplaza è recentemente apparso un articolo (http://www.freshplaza.it/article/66812/Italia-uva-da-tavola,-Puglia-e-Sicilia-sono-le-regioni-leader) con la pubblicazione (finalmente) di alcuni dati produttivi sull’industria dell’uva da tavola italiana.
Si possono finalmente fare delle considerazioni non solo basate su sensazioni ed osservazioni soggettive.
I numeri danno uno scenario per certi versi peggiore di ciò che si pensava, considerando soprattutto che i dati si fermano al 2012 e non tengono conto dell’annata difficile del 2013 e di quella del 2014 ancora in corso.
La produzione italiana è scesa del 25% in superficie e del 30% in peso con una perdita netta in termini di superficie produttiva e ancor di più in termini di produttività (tons per ha).
La regione che più traina il ribasso è evidentemente la Puglia con una perdita di oltre il 30% della superficie ad uva da tavole e quasi il 40% in produzione.
I dati in se sono molto negativi soprattutto se consideriamo che nello stesso arco di tempo paesi vicini e lontani, diretti o indiretti competitors, hanno aumentato (in alcuni casi anche di molto) le loro statistiche produttive.
Tuttavia bisogna cercare di analizzare in maniera più fredda i numeri e leggere le opportunità e i cambiamenti che si nascondono nei numeri. 
Riduciamo, per comodità, l’analisi alle due regioni che da sole detengono il 90% della produzione.

Chi sta riducendo la produzione?
La Puglia perde più produzione rispetto alla Sicilia (-38% confronto ad un -5%). La motivazione può essere che la Puglia esporta in mercati meno tradizionali ed è quindi più esposta su mercati dove è più forte la concorrenza di uva estera. La Sicilia conta d’altra parte su un prodotto con qualità organolettiche leggermente superiore in termini di zuccheri e colore ed ha date di raccolta mediamente più precoci rispetto alla Puglia. La Puglia è quindi la regione più sottoposta alla diminuzione di superficie e di conseguenza alla crisi.

Quali aziende agricole stanno diminuendo la produzione?
Qui la risposta è più difficile ed è meno basata su numeri. Da osservazioni personali e l’esperienza degli ultimi anni le aziende agricole con superficie più piccola sono più esposte alla crisi. Le aziende che riescono a mantenere un alto livello di qualità del prodotto, che hanno sbocchi commerciali diretti e che riescono a tenere bassi i costi di produzione conservano se non aumentano le superfici produttive.

Quali varietà di uva sono state soggette all’espianto?
Le varietà di uve con seme costituiscono la quasi totalità degli espianti. Le uve tradizionali perdono rapidamente terreno in termini di quote di mercato e di valore della produzione. Su questo ci sono pochi dubbi e pochi margini di errore. Nei prossimi anni assisteremo a diminuzioni drammatiche di impianti di uve con seme. La velocità di adattamento del consumatore ad una nuova varietà di uva da tavola è centinaia di volte superiore a quella di un agricoltore: 1 giorno (o qualcuno in più) per cambiare varietà di uva acquistata e 1000gg per un agricoltore per cambiare varietà di uva prodotto.

Perchè diminuzione di produttività degli impianti?
I dati ci indicano che la produzione in peso è diminuita più della produzione. Ci possono essere diverse cause per questo dato:
aumento in proporzione di impianti di uve apirene dove è più difficile raggiungere alti livelli di produzione per ettaro a differenza delle uve con seme (ed infatti il dato della Sicilia, dove in proporzione c’è maggiore produzione di uva con seme, è meno negativo della Puglia), tecniche colturali ed agronomiche sempre più intensive che portano ad una diminuzione della produzione per impianto negli anni. I vigneti “invecchiano” precocemente e diminuiscono velocemente la produttività. Qui il discorso si fa lungo e meriterebbe un analisi a parte. Certo è che abbiamo bisogno di rivedere tutte le nostre tecniche di coltivazione alla luce delle esigenze della viticoltura moderna di alte produzioni con alta qualità.

Quali direzioni prendere nell’immediato futuro?
In sintesi direi tre direzioni principali:
- aumentare velocemente la produzione delle uve senza semi
- trovare canali commerciali più diretti
introdurre nella propria azienda impianti e tecniche colturali più efficienti

C’è ancora poco tempo per pensare. Quello che sta succedendo in Italia è già successo in altri paesi produttori tradizionali di uva da tavola.